PIANI DI VOLO
A spasso per le Cinque Terre

di Giuseppe GENOVESE
Sommario
I luoghi
Per il viaggio
Riomaggiore
Manarola
Corniglia
Vernazza
Monterosso
Levanto
Vini
Da Corniglia a Vernazza

VernazzaTorniamo alle nostre "five lands", da Corniglia a Vernazza, per pigrizia io la farei in treno, ma se avete voglia di camminare e la bellezza del cammino ne giustificherebbe il fatto, potete imboccare il sentiero n° 2 fino a Prevo (con eventuale deviazione per il Santuario di San Bernardino) e di seguito per proseguire con il sentiero n° 2b e nuovamente n° 2 fino a Vernazza attraverso forse il più panoramico dei tratti, ma, a tratti, anche il più faticoso (1,5/2 ore circa di cammino). Però "vale il prezzo del biglietto" (dai fate un piccolo sforzo!)
Se chiedete alle persone che prima di voi hanno visitato le Cinque Terre, quale sia tra di esse la più bella, molti probabilmente vi risponderanno "Vernazza!".
Una volta giunti in paese vi posso dare un solo consiglio, camminate nei caruggi guardandovi in giro, tutto qui è uno spettacolo: le "attaccatissime" case colorate, ma dai neri portali in ardesia, incredibilmente verticali costruite "dentro" al mare, il porticciolo e la splendida insenatura, la torre che rimanda ad un passato fatto di avvistamenti e dei pericoli saraceni provenienti dal mare (oggi incredibile punto panoramico), la piazzetta Marconi e la sua animata vita ... chiesa di S. Margherita
Pensate che le fondamenta della chiesa di Santa Margherita di Antiochia sono state praticamente costruite in mare! (Cardarelli scrisse così: "O chiese di Liguria, disposte come navi pronte ad esser varate ..."); il 20 di luglio si festeggia la Santa protettrice dei vernazzesi, non mancano i fuochi d'artificio serali che "sparati" da dietro il castello vanno a spegnersi in mare andando a creare un meraviglioso spettacolo di luci.
Esiste una leggenda su questa bella chiesa: tanti anni fa il mare restituì alla costa di Vernazza, una scatoletta di legno contenente le ossa di un dito della mano di Santa Margherita d'Antiochia, la gente di allora vide in tale fatto un segno divino e decise di costruire una chiesa in onore della Santa proprio dove oggi sorge un "quartiere" chiamato "l'isolotto". In seguito ad una fortissima mareggiata la reliquia sparì dalla chiesa e venne ritrovata tempo dopo, nello stesso punto esatto in cui venne trovata la prima volta. La gente capì allora che la chiesa, per desiderio della santa, avrebbe dovuto esser costruita in quel punto esatto della spiaggia, lì dove oggi si trova.
Sempre in tema di leggende, si dice che un tempo, una ragazza di Vernazza chiamata Maimuna, per scappare ad un assalto dei pirati Saraceni si nascose all'interno di una grotta e da lì non riuscì più ad uscirne. E da quella grotta, detta della Maimuna, cercò di catturare i marinai ed i pirati che passavan di là. Ancora oggi il suo lamento giunge terribile fino al paese nelle notti di tempesta.

Tornando alla nostra bella Vernazza, anche il suo nome, come per Corniglia, sembra derivi dal latino, Vulnetia ed all'epoca romana il porticciolo veniva utilizzato per caricare sulle navi l'ottimo vino che già allora veniva prodotto da queste parti; in seguito, con i Fieschi e con la Repubblica di Genova, proprio per l'importanza strategica del porticciolo e del posto, Vernazza divenne certamente il borgo più importante delle Cinque Terre.
L'approdo di Vernazza, insieme a quello di Monterosso, prima della costruzione della ferrovia, costituiva la principale e più agevole forma i comunicazione per il trasporto del vino (la Vernaccia di Corniglia e di Vernazza) e del pesce (tonni e pesce azzurro a Monterosso), l'alternativa erano i tortuosi sentieri e le impervie scalinate che collegavano borghi con le antiche vie di comunicazione, una di queste la via Litoranea, di origini forse preistoriche, univa Portovenere a Sestri Levante sempre mantenendosi sullo spartiacque costiero ad un'altezza media di 400-500 metri. In seguito, nel III sec. d. C., il prolungamento della via Aurelia, "passò alto", tagliando fuori le Cinque Terre che rimasero quindi isolate via terra per più di 1500 anni! solo la ferrovia, costruita verso il 1870 riuscì ad interrompere quest'isolamento!!

Quando sarete sazi di tali paesaggi vernazzesi, prima di intraprendere l'ultima tappa verso Monterosso, date uno sguardo verso Punta Mesco (la punta verso Monterosso), un proverbio recita così: "Quandu ar Mèscu u se descrove, l'è bun tempu, se nu ciove" (quando il Mesco si scopre - si libera dalle nuvole - fa buon tempo ... se non piove).