appunti di volo
Monreale, tra i mosaici e il colle del Re

di Angelo

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Il chiostro del convento dei Benedettini

A destra della facciata, in piazza Guglielmo II, è situato l'ingresso al chiostro, coevo alla chiesa, costruito al tempo di Guglielmo il Buono (1176-1189).

Era il Coro del monastero benedettino: un quadrato di 47 metri di lato, porticato con una teoria continua di arcate a sesto acuto sostenute da centoquattordici coppie di colonnine, di marmo bianco, che sorreggono un arco acuto di tipo arabo, poste su un muretto, e decorate da intarsi moreschi tutti differenti con una varietà di soggetti raffigurati nelle colonnine, disegni di uccelli, di tralci o di figure umane.
Fanno eccezione alle colonne gemine, quelle che delimitano ogni angolo e quelle dell'angolo del chiostrino quadrato che racchiude una fontana (angolo sud-ovest), in cui sono scolpite figure di animali e di uomini in un rigoglioso intreccio vegetale.

Ma i veri gioielli sono però i capitelli romanici sulle colonne, diversi l'uno dall'altro, ornati mirabilmente con motivi antropomorfici, fitomorfici e con altri elementi di fantasia, tradizionali dell'immaginario medievale, e disposti in modo decorativo, senza una precisa sequenza ; si vedono Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre, l'assassinio di Abele, la storia di Sansone, l'Annunciazione, l'Allegoria dei mesi, scene di caccia, di mietitura, ed ancora: putti intenti a nutrire animali, uccelli che si protendono a beccare i girali del capitello, personaggi orientali con turbanti e serpenti, Raffigurazione dei dodici mesi , ed altro.
Sul capitello diciannove del braccio destro c'è scolpito re Guglielmo II che offre la chiesa alla Madonna (una scena simile si vede anche in un mosaico della chiesa).
Particolare anche un capitello in cui viene rappresentato un uomo che uccide un toro, immagine simbolica che allude al culto orientale di Mithra, e quello in cui viene raffigurato un acrobata, la cui posizione, in verticale con le gambe piegate e tutto il peso sulle due braccia, richiama alla mente la figura della Trinacria, simbolo della Sicilia.
Insomma una straordinaria varietà di forme e di immagini presentate come fosse una mostra fotografica, da lasciarci senza fiato, e veramente stupiti!

Questo chiostro ricorda molto l'Alhambra di Granada piuttosto che un Monastero benedettino. In effetti, Guglielmo II, molto legato all'arte islamica, ha voluto probabilmente esprimere qui tutto ciò che non aveva potuto fare apparire nella sua basilica cristiana (motivi geometrici ed archi arabi). Anche qui, in questo miracolo di perfezione architettonica, si è raggiunta una sintesi precisa dei vari stili, dall'islamico al romanico.

Nel lato a nord si alza un antico muro di un'ala dell'antico Convento benedettino; l'interno, scoperchiato, presenta tre navate con portale e bifore a incrostazioni di calcare e lava.

Nel versante sud, si trova un recinto quadrato, con tre arcate ad ogni lato, che racchiude una elegante e bella fontana al cui centro si erge una colonna intarsiata con caproni, di chiara ispirazione moresca e di forte valenza simbolica, l'acqua è elemento di purificazione sia nella tradizione cristiana che musulmana. La vasca è sormontata da un fusto con dodici piccole teste di leone.

Dal Chiostro si può passare, attraverso il Dormitorio benedettino, da poco splendidamente restaurato, al Giardino del Belvedere (belli gli esemplari di magnolia), dal quale si gode di una vista amplissima sulla Conca d'Oro e la Valle dell'Oreto.